“Noi Italia” di Istat : le cifre R&S su imprese.

Tra Pil, addetti impiegati in R&S e imprese innovatrici, ecco i dati che mostrano un Italia che può fare di più per raggiungere le medie Europee. Eccezione fatta per le imprese innovatrici dove si colloca ben al di sopra delle medie.



Incentivare gli investimenti in R&S per accrescere i livelli di produttività, di occupazione e di benessere social anche attraverso l’economia della conoscenza, è uno degli obbiettivi all’interno della strategia Europa 2020. L’importanza non è da sottovalutare soprattutto perché un adeguato livello tecnologico mostra, e rispecchia, di conseguenza un adeguato Pil.

Rapporto tra la spesa per R&S e Pil 
Dunque Pil e R&S vanno di pari passo.
A dimostrazione di ciò i risultati dello studio pubblicati all’interno del portale “Noi Italia” dove viene resa nota la spesa per ricerca e sviluppo sia a livello europeo sia a livello regionale italiano. Se infatti il rapporto esiste tra spesa per la ricerca e benessere, i dati non stupiscono affatto ma, addirittura, parlano da soli: nel 2011 la spesa in R&S nell’Ue vede i paesi scandinavi , Svezia (3,80%), Finlandia (3,39 %) seguiti dalla Danimarca (3,0%), ai primi posti , con un Pil superiore al 3 % ( tetto fissato come obiettivo comune nei paesi europei). Com’è noto, i bilanci a fortemente positivi di questi paesi sono determinati dal numero di imprese operanti nei settori a forte intensità di R&S. L’Italia è stabilmente al di sotto del Portogallo e Spagna con un Pil 1,3 %. Volendo soffermarci nel caso specifico dell’Italia, lo studio mostra come la gran parte della spesa per ricerca e sviluppo è concentrata nel Nord del Paese: infatti in rapporto al Pil regionale, le performance migliori sono quelle del Piemonte e della provincia di Trento e del Lazio. Il sud mostra sempre un divario, dove infatti l’unica regione a incentivare e investire in R&S sono le imprese campane mentre le imprese calabre, al contrario sono quelle che investono di meno.

  

Addetti alla ricerca e sviluppo
Soffermandoci sul caso italiano, gli addetti impiegati nella R&S, intesi come risorse umane utilizzate, in Italia nel 2011 sono soltanto 3,8 ogni mille abitanti mostrando un minimo aumento rispetto l’anno precedente (nel 2010 erano 3,7). Ben differenti sono le cifre se paragonati al resto del contesto europeo che mostra un impiego superiore: il valore varia da 10,1 per Daminarca e Finlandia, fino ad arrivare a 1,5 per Romania e Cipro. Anche in questo caso l’Italia si colloca al di sotto del Portogallo con 5,3 e della Spagna con 4,6. Volendo ripercorrere la differente situazione per regioni italiane in termini di addetti impiegati nella ricerca, lo studio ripropone il noto divario tra Nord e Sud: resta elevato il ritardo nel Mezzogiorno (1,8) rispetto al Nord-Ovest(4,9) e Nord-Est (5,0). In generale, la parte più rilevante degli addetti in R&S operano in imprese con il 49,3 %, il 32,3% nelle università e il rimanente 18,4 % nella Pubblica Amministrazione.
 


Imprese innovatrici
Per quanto riguarda le imprese innovatrici, il contesto italiano mostra una tendenza diversa rispetto alle sopracitate. Infatti l’Italia con il 38,0 % di imprese innovatrici, si colloca al di sopra della media europea (35,3%). Si conferma il ruolo trainante della Germania con 50,1% mentre una bassa propensione all’innovazione si registra in Europa orientale e in Spagna con il 26,4%. A livello territoriale le regioni del Nord si confermano con le più innovatrici, in particolare il Friuli Venezia Giulia con il 40,9 % delle imprese, seguito da Piemonte(38,9 %), Emilia Romagna (37,7%), Veneto (36,4%) e Lombardia(36,3%). Inoltre, i settori più innovativi sono l’industria con il 43,1 % di imprese innovatrici seguita dai servizi (24,5%) e dalle costruzioni (15,9%). Schema
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